CI VUOLE FEGATO,
un podcast sulla corsa, senza esagerare

Quante volte nella vita ci siamo fermati e abbiamo detto: “domani, cascasse il mondo, vado a correre”?
Quante volte abbiamo pensato poi di trasformare quel pensiero in un’azione reale?
Quante volte abbiamo acquistato tutto il necessario per farlo?
E quante volte poi, la mattina dopo, a correre ci siamo andati per davvero?
Io praticamente mai, fino a qualche mese fa.

Mi chiamo Michele Catalano, ho quarantadue anni, sono un pubblicitario e la storia che vi racconto inizia proprio il giorno in cui ho deciso di uscire di casa per iniziare a correre.
Ma andiamo con ordine.

Questo podcast l’ho intitolato CI VUOLE FEGATO per almeno un paio di buone ragioni.
La prima è che ho sempre fatto una vita sedentaria, davanti al Mac per otto ore al giorno quando andava bene, intervallata solo dagli aperitivi con gli amici, dalle braciate in compagnia, le birrette in libertà, sigarette di tutti i tipi. Insomma, attività per cui ci vuole un gran fegato, in senso letterale.

La seconda, vi assicuro, è che CI VUOLE FEGATO per decidere in un giorno qualsiasi, con una forma fisica simile a un incrocio tra il mostro di marshmallow di “ghostbusters” e il bradipo delle poste di “zootropolis”, di prendere e andare a correre. Così, di botto, da zero.

La terza (avevo detto almeno un paio quindi la posso mettere) è che dopo la prima volta che vai a correre in queste condizioni, non pensi minimamente all’ipotesi di rifarlo il giorno dopo, non ti chiedi se ti è piaciuto o no, non cerchi di capire quanti chilometri hai fatto in quanto tempo, no. Cerchi solo di sopravvivere alla sofferenza gargantuesca che si è diffusa nel tuo corpo in poco meno di quindici minuti.

Beh, sono quattro mesi che corro, almeno quattro volte a settimana, e sono sempre più convinto che CI VUOLE FEGATO sia un titolo perfetto.
Nasce così questo progetto SULLA CORSA, SENZA ESAGERARE, payoff che calza a pennello per un titolo così.

Ma attenzione, questa storia non sarà il solito, banale, inflazionato, progetto autoprodotto da lanciare nel marasma editoriale affollatissimo dai trenta milioni di italiani che hanno un libro nel cassetto. No, questo sarà il podcast più vero e strano e anche un po’ bizzarro che sia mai stato fatto in Italia, sulla corsa, ma anche su come, proprio lei, sia stata, ed è tutt’ora, la mia terapia per lottare contro la depressione che, un paio di mesi fa, dopo la morte di mio padre, mi stava inchiodando l’anima a terra.

Credo di essere stato fortunato a non aver oltrepassato la linea del non ritorno prima di quella dell’uscio di casa per andare a correre. Che culo.

Però che fatica.

I primi mesi sono durissimi, dolorosissimi, ma anche in qualche modo entusiasmanti e se resisti, se non molli, se continui tutti i giorni ad uscire di casa mettendo un piede davanti all’altro, piano piano inizi a fare amicizia con la tristezza, la malinconia, la nostalgia proprio come con polpacci o i polmoni. E finisce che ti ritrovi a sorridere mentre, correndo per la prima volta dieci chilometri, pensi al passato, a te stesso, alle tue fragilità ma anche alla tua forza e ti dici: “sta vita è proprio una figata pazzesca”.

Molte storie da raccontare, ognuna con una sua forma

Ogni podcast è un filo rosso che unisce i bagagli delle nostre esperienze. Su questo ci muoviamo in equilibrio curando suoni e parole con il loro peso specifico.
“Piano Zero” è il nodo che ci tiene saldi e ci rende complementari